ti cerco nel mondo. ti cerco nella mente. ti cerco nel cuore.
ma tu non ci sei. non ci sei mai per me. e forse questo è un bene.
io sono qui, non vivo e non morto.
sono qui, in attesa.
ricordo il tuo futuro, il nostro futuro.
e immagino il tuo passato, il nostro passato.
sono qui, in attesa.
di te. di noi.
profumo di pioggia
pelle umida
sorrido
nella mia mente tu
shhhhh. keep quiet!
ebbene si, la natura ha una forza enorme!
un tuono, uno sguardo oltre il finestrino del treno, l'acqua che corre sul vetro, che scende giù come da una cascata.
tanti tuoni, tanta acqua, tanto vento.
scendi dal treno, ti rifugi sotto la pensilina un minuto, due, tre, quindici, venti, trenta minuti. poi decidi di sfidare la pioggia che per un momento è diminuita, diminuita però non significa finita.
pochi istanti e sul tuo corpo scorrono rivoli di pioggia, pochi istanti e sei zuppo, pochi istanti e stai correndo come un matto, più in fretta che puoi, verso l'auto, ma questo solo per preservare i documenti nella borsa, a te piace molto la pioggia, a te piace molto averla sulla tua pelle.
arrivi nell'auto, zuppo come un pulcino appena uscito dal suo guscio, felice.
cominci a guidare, la grandine colpisce i vetri della macchina, le foglie volano ovunque, prese in vari vortici, qualche rametto lo vedi spostarsi in verticale, in obliquo e in orizzontale in cielo.
percorri qualche metro in discesa, pronto a lasicare la collina su cui nasce la stazione, di fronte a te macchine ferme, fai per sorpassare e ti accorgi che a terra c'è un vero e proprio lago e che la solita strada è chiusa, sbarrata da un grosso albero appena abbattuto dal vento.
sei ad un incrocio, scegli un'alternativa, ti direzioni verso il centro del paese per aggirare l'ostacolo dell'albero, ma la strada verso il centro è in leggera pendenza, il lago si fa sempre più profondo.
con cautela percorri i due, tre kilometri che ti portano verso una consolare da cui sarà più facile rientrare a casa, con l'acqua che arriva oramai allo sportello.
sei salvo, hai manovrato la tua auto-nave da buon timoniere, ora con qualche acciacco al motore, non grave, ti avvii verso casa.
di fronte, in lontananza, il cielo azzurro. qualche kilometro e sei li, con il sole che ti scalda la pelle bagnata attraverso il lunotto dell'auto.
arrivi a casa, scendi dall'auto ancora zuppo e ancora felice dell'inaspettata avventura.
cicli. cicli di vita. cicli d'amore. cicli di sogni. cicli di speranza. cicli di ricerca utopica di serenità. cicli.
un treno. ancora una volta. un viaggio a/r indietro nel tempo, ma sulle rotaie del presente.
attimi di ricordi, attimi di realtà e di immaginazione passata e presente entrano nella mente.
fuori dal finestrino montagne già viste, alberi mutati ma sempre uguali. qualche abitazione in più.
stazione dopo stazione ricordi e raffronti si alternano, si presentano veloci in un vortice. un ciclone che presto si assopisce. l'attenzione che balla, che salta da un fotogramma all'altro, da un ricordo all'altro, da un volto all'altro. volti che ritrovi in attesa sul binario, come una volta. e volti nuovi pronti a trovar posto nello stesso treno.
chiacchiericcio di commarelle, risate spensierate, qualche pianto. occhi chiusi ed occhi persi nel vuoto ad immaginarsi chissà quale avventura.
un viaggio della speranza e nella speranza, con il cuore che batte forte in attesa di decisioni, decisioni difficili da prendere.